L’amore può condurre all’Inferno o al Paradiso: Due donne due destini diversi

L’amore può condurre all’Inferno o al Paradiso: Due donne due destini diversi

La classe 3 O celebra il Dantedì e la figura del Sommo Poeta attraverso l’analisi di quelle che sono le figure femminili più importanti della sua opera, segnate da due destini molto diversi: Francesca da Rimini e Beatrice, il cui destino è deciso proprio dal sentimento d’amore che lo stesso Dante aveva conosciuto così bene ai tempi del Dolce Stil Novo. È l’amore infatti a costituire la vera spinta che induce Dante a intraprendere il suo meraviglioso viaggio dagli inferi al cielo.

Molte sono le figure femminili presenti nella Divina Commedia, ma, due più di tutte, sembrano occupare un posto privilegiato nel suo cuore e sono Francesca e Beatrice; forse perché la vita di entrambe è segnata fortemente dal sentimento d’amore.

Francesca è una giovane donna vittima del suo carattere appassionato e di un amore che la fa perdere per sempre.

L’amore impossibile, sfortunato e adultero di Francesca da Rimini per Paolo, la condanna alle pene dell’inferno, rendendo la sua storia immortale.

Anche Beatrice ama ed è riamata, ma di un amore spirituale che avvicina a Dio. Più che una donna è una creatura angelica. Il suo affetto per Dante diventa preoccupazione per la salvezza della sua anima. E’ l’unico personaggio che compare in tutte e tre le cantiche: nell’Inferno si manifesta nelle parole di Virgilio, che narra a Dante la sollecitudine con cui ella gli ha chiesto di andare a salvare Dante dai pericoli della “selva oscura”; Beatrice ricompare poi nel Purgatorio, al termine della processione simbolica: è coperta da un velo bianco su cui è posta una corona di ulivo, indossa un abito rosso e un mantello verde, colori che simboleggiano le tre virtù teologali. Infine nel Paradiso Terrestre appare nella pienezza della sua gloria; qui diventa guida materna e protettiva e, sempre più chiaramente, allegoria della Fede.

 

Questa è la è storia di due donne che hanno scelto di raccontarsi in prima persona diventando figure atemporali, eterne, pertanto consacrate all’immortalità.

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